Il Valore della Riconoscenza

di Gaetano Tassone

Il Valore della Riconoscenza è stato estratto da EcoSistemica un libro di futura pubblicazione, scritto per riassumere un modo di lavorare con la natura. Questa storia ve la condivido con un duplice fine, l’emozione ed EcoSistemica. 

La cultura agronomica non è d’accordo su tante cose e in questa storia, queste tante cose ci sono tutte. 

Alcuni anni fa si sono rivolte a me due signore, conosciute a casa mia, non per motivi professionali, che credendo nelle mie competenze pensavano che avessi potuto aiutarle a confermare la insolvibilità del problema nella loro proprietà, dove la crescita delle piante per anni sembrava bloccata. 

Avevano inizialmente attribuito questa mancata crescita ad un problema di fertilità del terreno e dopo aver provato tante soluzioni a seguito di tante consulenze fu quasi naturale per loro, pensare che non ci sarebbe stata più nessuna soluzione. 

Queste due persone erano molto diverse tra di loro e si aiutavano a vicenda con opinioni spesso contrastanti su qualunque assunto che rappresentasse una piccola verità. Quello che avevano in comune era una costante agitazione, un continuo stato di ansia che si percepiva chiaramente senza bisogno di nessuna diagnosi. 

Ovviamente notando la loro convinzione di non potercela fare mi posi una domanda ”perchè cercare ancora aiuto quando per queste due signore non esistono più soluzioni ai loro problemi agronomici ?”

La risposta fu velocissima. ”probabilmente sono pronte per essere scioccate dalla vita, ma non lo sanno.”

Per questione di privacy ho usato solo due nomi ed omessi gli altri. 

Vennero in studio, esposero il loro problema ed alcuni giorni dopo andammo a fare il sopralluogo nella lora proprietà. 

Un posto in campagna apparentemente molto ben curato.

Mostrarono le piante di gelso e di rosa senza frutti e fiori da anni, che non crescevano per motivi inspiegabili. 

Il terreno era diviso in quattro parti uguali. Una parte era coltivata, le altre tre parti erano libere e le due signore che erano sorelle dopo i risultati ottenuti nella parte coltivata non volevano più fare altri investimenti. (Evito i dettagli tecnici perchè non servono a niente per quello che voglio condividervi.) 

Ci trovavamo a guardare le piante nel terreno mentre la mia attenzione andava verso un rudere, un ricovero attrezzi che si trovava appena fuori dal confine del terreno delle mie clienti. 

La conoscenza superficiale che avevo con queste due signore non mi permetteva di aprirmi completamente per richiedere il tipo di informazioni che avevo bisogno.  

Aspettai un poco e poi mi feci coraggio e dissi che mi serviva conoscere la storia del rudere, e ovviamente anche sapere chi fosse il proprietario.

Dalla loro reazione, capi subito che la mia domanda era fuori tema e persi la loro attenzione.

Scambiammo poche altre parole e,  educatamente andammo tutti via. Restammo che ci saremmo risentiti e aspettavo una loro comunicazione anche se la mia sensazione era che non ci saremmo più sentiti. 

Mi richiamarono ma dopo circa due mesi dicendo, come scusa per cominciare un nuovo dialogo,  che il problema era ancora irrisolto e che loro sarebbero state disponibili a fornire le informazioni che avevo richiesto. 

Avevano accettato il rischio.  Probabilmente EcoSistemica rappresentava proprio quell’oltre, oltre l’ultima spiaggia. 

Organizzarono un incontro con una anziana signora che, molto gentilmente raccontò la storia del deposito attrezzi ma anche di tutti quei terreni vicini che, tanti anni prima appartenevano ad un unico proprietario, il signor Carlo, che poco prima di morire aveva pensato di lasciare agli eredi secondo dei particolari criteri di assegnazione. Uno di questi terreni, il terreno delle due signore era stato ceduto in proprietà ad un colono ma con delle specifiche richieste.

Carlo il proprietario, durante la guerra aveva perso la figlia, la sua Sonia. Tra padre e figlia c’era un grande amore ed il dolore di Carlo era difficile da gestire. Sonia ricordava al padre i bambini e proprio vicino al “nostro” terreno o addirittura forse per una parte anche al suo interno, in memoria della figlia, Carlo aveva fatto costruire una piccola scuola-asilo che poi negli anni è andata distrutta. Il ricovero attrezzi doveva essere un resto del fabbricato. 

Il proprietario del “nostro” terreno che era il padre delle mie clienti, ex colono di Carlo, ricevette da lui il terreno anche in cambio di far costruire un qualcosa per i bambini. 

Il tempo passò ed il nuovo proprietario se ne dimenticò.

La settimana successiva al sopralluogo a completamento della consulenza vennero convocati in studio i clienti e gli mostrai come secondo me le piante avrebbero ripreso a crescere . 

La mia consulenza prese forma in un piccolo progetto che, ovviamente, essendo molto lontano da un consiglio agronomico generò nella sua contraddizione di contenuti una specie di iniziale ilarità, che però, pian piano si trasformo in un grande silenzio.  

Il progetto era un parco giochi per i bambini.

Riuscirono ad attuare il progetto in qualche giorno. 

Dopo qualche settimana fui chiamato dai clienti perchè subito dopo la messa a dimora dei giochi nella loro proprietà avevano notato dei cambiamenti nelle piante. Le rose stavano andando a fiore fuori stagione e le piante di gelso iniziavano ad avere le gemme di un colore verde intenso.

Gaetano Tassone

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